Scuola di Roma Fund-raising.it e dunp, insieme per le nuove opportunità rivolte ai giovani

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Domani 10 febbraio 2017, la Scuola di Roma Fund-raising.it, diretta da Massimo Coen Cagli, organizza un Open-Day, presso il Roma Scout Centre, per presentare le nuove strategie per lo sviluppo di un nuovo non profit. Per i partecipanti consulenze gratuite, sconti per le iscrizione ai corsi e la possibilità di vincere 1 borsa di studio per un corso a scelta. Nel pomeriggio, sarà possibile prenotare un incontro di consulenza gratuito con gli esperti della Scuola di Roma Fund-raising e di dunp, sponsor dell'Open-Day.

dunp è attiva nel terzo settore e a favore delle Associazioni no-profit, un ultimo lavoro realizzato è stato quello per il progetto Made in Amatrice.

Abbiamo intervistato Massimo Coen Cagli, direttore Scientifico della Scuola, Barbara Bagli, direttore esecutivo e responsabile formazione, Andrea Caracciolo, responsabile del settore consulenza e Michele Messina, esperto digital Fundraising per farci raccontari gli scenari che si prevedono e le novità di settore.

D.: Domani 10 febbraio, ha luogo l'Open Day di presentazione della Scuola di Roma Fund-raising.it. Quali obiettivi vi ponete per questa nuova edizione? Quali passi in avanti sono stati fatti rispetto al passato sul tema del Fundraising? Quali novità metterete in campo?

Massimo Coen Cagli: L'obiettivo principale dell'Open day è di favorire l'ingresso delle persone nel fundraising professionale attraverso le “nostre porte” che sono quelle della formazione, della consulenza e della ricerca. Lo facciamo proponendo a un largo pubblico alcuni temi essenziali di questa splendida disciplina che allo stesso tempo ci permettono di presentare la nostra offerta formativa in modo che chi si vuole formare possa fare una scelta consapevole e ponderata conoscendo in anteprima gli argomenti trattati e i docenti e “assaggiando” gratuitamente la nostra qualità. Tutto questo tenendo conto dei passi in avanti fatti dal fundraising: il primo è che ormai la professione del fundraiser è stata accettata socialmente e culturalmente. Non sembriamo più dei marziani! E questo fenomeno è supportato anche dal netto aumento sia delle persone che lavorano come fundraiser, sia della richiesta di questa figura professionale da parte delle organizzazioni. Insomma nel nostro piccolo, il settore incomincia ad avere un ruolo importante nella creazione di lavoro. Ogni anno cerchiamo di inserire argomenti e aspetti di attualità nei nostri corsi. Quest'anno è il turno del crowdfunding, molto di moda ma che pochi conoscono nel dettaglio, dell'affascinante tema del rapporto tra emozione e ragione nelle motivazioni che spingono e persone a donare e infine il fundraising per le istituzioni e i servizi pubblici che è la grande novità degli ultimi anni: scuole, biblioteche, sanità, istituzioni culturali.

D.: Chi sono e che cosa sognano i fundraiser del futuro, secondo te?

Massimo Coen Cagli: I fundraiser oggi sono giovani e meno giovani che hanno acquisito competenze soprattutto con l'esperienza e/o perché si sono formati  presso le poche scuole titolate in Italia. Non parliamo più di una sola figura professionale ma di differenti figure che si muovono nell'area del fundraising: il tecnico, il manager, il consulente, l'esperto in aziende. Sicuramente sono persone che devono unire una varietà di competenze e non solo specialistiche: sociologia, psicologia sociale, marketing, economia, management... insomma competenze di alta qualità. Secondo me sognano tre cose: la prima è che il loro lavoro sia riconosciuto come fondamentale e non occasionale, quindi retribuito in modo adeguato e soprattutto liberandosi dalla piaga del compenso a percentuale, che scarica tutto il rischio sul fundraiser e tende a deresponsabilizzare l'organizzazione che deve trovare i fondi e dalla bruttissima abitudine di affidarsi a stage, prove, internship, ovvero un modo surrettizio di riproporre il lavoro gratis. In secondo luogo sognano che l'Italia si doti di una vera politica di fundraising: poche regole ma fatte per facilitare e incentivare la raccolta fondi. In Italia abbiamo o assenza di regole in interi settori (una sorta di far west) o un eccesso di regole fatte da chi di fundraising non capisce nulla. Un esempio tra i tanti: ma perché non possiamo conoscere il nome di chi destina il 5 per 100 (sempre nel rispetto della privacy certo)? Solo questo provvedimento farebbe risparmiare ingenti somme da investire nell'acquisizione di nuovi donatori. La terza cosa che sognano è che le organizzazioni e i loro dirigenti siano pronti a metterci la faccia, a impegnarsi e soprattutto che le organizzazioni decidano di investire sul fundraising, tanto o poco che sia. Spesso pensano di fare fundraising a costo zero. Come si dice? Non si fanno le nozze con i fichi secchi!

D.: Una storia di fundraising, su tutte fra le ultime, andate a buon fine….

Massimo Coen Cagli: È una storia fresca fresca, risale infatti al mese scorso. La biblioteca comunale di Verona decide di iniziare a fare fundraising superando ogni remora legata alle difficoltà burocratiche, al fatto che i bibliotecari sono pochi e hanno molte cose da fare, e che sembra strano che un soggetto pubblico faccia raccolta fondi. Superando paure e resistenze decidono di coinvolgere il loro popolo di affezionati, che sono molto più di quanto si pensi, e organizzano una raccolta di libri usati per fare un mercatino (una fiera) in cui venderli a scopo di raccolta fondi. I risultati parlano da soli: 1000 euro spesi, 22.000 euro ricavati e 4-5000 persone coinvolte. È un risultato straordinario che mostra come con la passione e il coraggio possano superare qualunque ostacolo. Se potessi darei un premio al direttore e a tutti i bibliotecari. Un premio di buona amministrazione. La storia nel dettaglio può essere letta sul nostro gruppo facebook “biblioraising”.

D.: Che richieste vi vengono poste di più in tema formazione?

Barbara Bagli: Il corso base “i principi del fundraising” è il corso più richiesto. Sempre più organizzazioni si rendono conto dell'importanza del fundraising per la propria sostenibilità e hanno quindi bisogno di un inquadramento generale della materia. Ultimamente anche il crowdfunding  è molto richiesto. Abbiamo deciso di trattare questo argomento insieme al fundraising per unire alla strategia di fundraising la potenza del crowdfunding. Altro argomento molto richiesto è quello del digital fundraising, un ambito in cui molto c'è da fare ma sicuramente rappresenta una nuova frontiera del fundraising.

D.: Quale tipologia di formazione è più richiesta?

Barbara Bagli: Sono molto richiesti i corsi del nostro catalogo, corsi brevi (2/3 giorni) e intensivi che prevedono laboratori applicativi sulle organizzazioni dei partecipanti e permettono di uscire dalla formazione con solide basi teoriche e qualche risultato pratico sono. Va bene anche la formazione in house, che ci permette di elaborare percorsi formativi tagliati su misura sui bisogni dell'organizzazione con molti momenti di laboratorio e apporti consulenziali che svolgiamo presso le sedi dell'organizzazione che ci chiama, permettendo in questo modo un notevole risparmio di denaro. Last but not least, le docenze, un esempio fra tutti: l'Ufficio Scolastico Regionale della Toscana ha promosso un corso di formazione sul fundraising per la Scuola, il cui programma è stato elaborato insieme a noi, rivolto ai dirigenti scolastici della Regione. Sono arrivate 180 richieste di iscrizione nel giro di pochi giorni e sono state realizzate 4 edizioni!

D.: La vostra proposta formativa in cosa consiste?

Barbara Bagli: La nostra proposta si sostanzia in 4 tipologie di formazione:

1 CATALOGO, un'offerta formativa che risponde sia ai bisogni di base sul fundraising, sia a quelli più specialistici. Una selezione di corsi brevi ed intensivi rivolti a dirigenti, operatori delle organizzazioni e a giovani che intendono professionalizzarsi nel campo della raccolta fondi.

2 FORMAZIONE IN HOUSE, la formazione in house, rivolta a personale interno e svolta presso la sede dell'organizzazione, è studiata sulle esigenze e tagliata in modo sartoriale sulle caratteristiche dell'organizzazione.

3 FORMAZIONE IN PARTNERSHIP, indirizzata a organizzazioni e reti di organizzazioni già attive nel campo della formazione o in quello del sostegno alle organizzazioni non profit, che vogliono organizzare con la Scuola di Roma Fund-raising.it presso la propria sede corsi di fundraising da proporre sia al personale della propria organizzazione sia a chi è interessato all'argomento.

4 DOCENZE DI FUNDRAISING, i docenti della Scuola svolgono singole docenze sul fundraising all'interno di master e corsi di carattere generale o rivolti a specifici settori: cultura, biblioteche, università, sport, cooperazione allo sviluppo, servizi socio-assistenziali, ecc. Inoltre la Scuola progetta interi moduli formativi autonomi o da inserire in corsi ed itinerari complessi realizzati da altri enti di formazione. È la soluzione ideale per quelle attività di formazione finanziata da enti nazionali, locali e dall'Unione Europea, rivolte agli operatori del sociale e alle loro organizzazioni che vogliono trattare il tema del fundraising.

D.: Un consulente nel fundraising come può aiutare concretamente le aziende e le associazioni che vogliono conoscere e applicare questa attività?

Andrea Caracciolo: Personalmente penso che la cosa migliore che possa fare un consulente sia di “spaventare” l'organizzazione. Cosa intendo? Sicuramente avremmo più clienti se facessimo credere loro che la consulenza è una buona scorciatoia per un facile successo. Io invece cerco sempre di far capire l'organizzazione che serviranno impegno di tutti, fatica, investimenti e sudore, oltre a saper accettare gli insuccessi. Meglio avere un cliente in meno, ma che sia pronto e preparato al percorso di consulenza. Un consiglio? Se qualcuno vi promette miracoli scappate!

D.: Come pensi possa cambiare e cosa può cambiare per un'organizzazione, in seguito alla vostra consulenza?

Andrea Caracciolo: La cosa più interessante della consulenza in fundraising è che costringe l'organizzazione alla crescita. Una crescita in prima istanza organizzativa, ma che poi farà sì che crescano le risorse e di conseguenza la capacità dell'organizzazione di raggiungere la propria mission.

D.: Un caso di successo che vuoi raccontare, per dare uno stimolo a chi vuole cominciare un percorso con voi…

Andrea Caracciolo: Senza modestia ve ne sono diversi di successi che la Scuola ha ottenuto. Potrei soffermarmi sulla prima consulenza a cui ho collaborato in cui abbiamo raggiunto l'obiettivo economico di oltre un milione di euro per la costruzione di una scuola in Sudan, ma di nuovo mi piacerebbe invece raccontare quello che potrebbe apparire come un insuccesso. Seguivamo un'organizzazione che ha interrotto il percorso perché le sembrava che la consulenza non impattasse. Dopo alcuni anni abbiamo incontrato per caso alcuni dirigenti ed il presidente della suddetta organizzazione che ci hanno raccontato come tutto ciò che avevamo predetto ed identificato come ostacolo allo sviluppo del fundraising fosse vero e nel salutarci ci hanno ringraziato calorosamente.

D.: In ambito digital e nuove tecnologie, quali sono gli strumenti più idonei per tutte le associazioni e le onlus interessate? Che futuro vedi, in questo ambito?

Michele Messina: Il digitale è un settore immenso e pressoché inesplorato, almeno in Italia. Abbiamo l'occasione di essere pionieri e cavalcare il nuovo che avanza.
Le ONP possono davvero ottenere tanto con qualche accorgimento mirato e preciso. Fondiamo la nostra startup digitale su 3 elementi per ora: il sito, il profilo facebook e l'email.
Il nostro scopo è creare conversazione, coltivare la community e avvicinare le persone a noi. Per persone intendo anche i millennials che si nutrono di digitale e sono i potenziali donatori di domani.
Vedo un futuro roseo nonostante sia una strada in salita, è un errore chiudere gli occhi e pensare che da un post di facebook arrivi una conversione, è molto più complesso di così.

D.: Che importanza ha il digitale per una campagna di fundraising? Come integrarlo con le attività tradizionali?

Michele Messina: Una campagna viaggia su più canali tendenzialmente, il web è una spalla che non può mancare.
Pensiamo soltanto a una qualsiasi pubblicità che per esempio vediamo per strada, se siamo lontanamente interessati la googoliamo all'istante e ci aspettiamo, quasi pretendiamo, di trovare maggiori informazioni e restiamo parecchio delusi se ci imbattiamo in un profilo o un sito vetusto e fermo al 2007.
Io la vedo così, il messaggio si veicola su più strade a seconda del tipo di campagna, ma deve essere ovunque. È chiaro che una campagna lasciti ad esempio non sarà fortissima su internet e prediligerà il telefono ad esempio, ma deve comunque essere presente online.

D.: Come il web influisce nel lavoro quotidiano del fundraiser?

Michele Messina: Io non faccio testo, per me e per molti altri è pane quotidiano, smisto le prime mail e controllo le notifiche prima di colazione…
In assoluto credo che l'influenza aumenterà di anno in anno e diventerà condizione fondamentale per tutti noi, a maggior ragione perché siamo fundraiser e dobbiamo relazionarci con il donatore.
In un mondo che cerca celerità non possiamo continuare a sperare nei servizi postali. In parole povere… stiamo sul pezzo!

 

 

 

 

 

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