Il graphic designer di dunp Emanuele Carosi ha lavorato al progetto del film e ci racconta la sua esperienza

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Cinema e graphic design sono sempre andati a braccetto fin dagli esordi delle prime pellicole cinematografiche, a sancire il fatto che pubblicitari e autori possono riunirsi e trovare idee, destinate a rimanere nel cuore delle persone.

Abbiamo intervistato uno dei graphic designer di dunp, Emanuele Carosi, che ci racconta la sue esperienza durante la lavorazione del film "Ammore e Malavita", commedia musicale del 2017 diretta dai Manetti Bros, vincitrice di 5 David di Donatello.

1. Emanuele, ci racconti la tua esperienza nell'ambito del progetto grafico creativo per "Ammore e Malavita"?

“Ammore e Malavita” è stato il primo film a cui ho lavorato nella mia esperienza alla Palantir Digital; prima di questo avevo lavorato ad alcune serie tv e videoclip. Sicuramente è stato emozionante pensare di lavorare a qualcosa che tutti quanti avrebbero visto a livello nazionale e quindi sentire la responsabilità di alzare l'asticella della qualità, vista la portata di pubblico, è stata una conseguenza naturale. Nello specifico, mi sono occupato del compositing: ho lavorato a “pezzi” di film nei quali si dovevano aggiungere degli spari, modificare dei dettagli nell'abbigliamento degli attori, eliminare persone della troupe che rimanevano in scena durante il girato; ho modificato alcune scene con l'apporto del 3D e aggiunto degli elementi non presenti nel girato iniziale, in post produzione.

2. Quali sono le difficoltà che avete incontrato nella realizzazione di questo lavoro?

Spesso bisogna interpretare i desideri e le necessità di regista e produttori e non è sempre facile, perché loro sono i primi a cambiare idea frequentemente! Un'altra difficoltà che spesso si incontra in questo ambiente (come credo la maggior parte degli ambienti artistici) è il “doversi arrangiare”, nel senso che molte volte viene chiesto un tipo di risultato difficilmente raggiungibile con il materiale a disposizione, quindi bisogna farsi forti con l'ingegno e “fare le nozze coi fichi secchi”, come si usa dire. L'importante è cercare sempre di raggiungere il massimo risultato possibile.

3. Cosa ti dà più soddisfazione quando metti a disposizione le tue competenze per la realizzazione di una grande produzione cinematografica?

Sicuramente mi gratifica sapere che le mie capacità, insieme a quelle del mio team, sono state degli ingranaggi che hanno permesso di far lavorare bene il tutto, ma soprattutto di essere riuscito a gestire bene, nonostante le difficoltà lungo il lavoro, una produzione a livello nazionale che necessita quindi di un'elevata qualità di lavoro.

4. Hai fatto esperienza con uno studio di Post-produzione. Cosa hai imparato da un punto di vista professionale e umano?

Professionalmente mi ha insegnato a gestire situazioni di grande “stress” con scadenze al limite del realizzabile, a occuparmi di più lavorazioni in contemporanea e a capire come intervenire in base alle necessità dei singoli lavori. Dal punto di vista umano è un'esperienza un po' logorante, a dire il vero, sempre per via del tanto lavoro da dover fare senza il giusto tempo a disposizione. Spesso è naturale che capiti di entrare in conflitto con i supervisori o i colleghi, ma anche quella è un tipo di scuola dalla quale poter apprendere come comportarsi a livello umano in determinati ambienti cercando di rimanere integri.