Dunp - Agenzia di comunicazione

Dove credi che la città finisca,
e dove invece ricomincia

"Dove credi che la città finisca, e dove invece ricomincia" scriveva Pasolini, qui a pochi passi da noi, Rebibbia, San Basilio, la periferia est di Roma, grande come un paese, un suk di umanità varia, bruttissima e bellissima insieme.

Sappiamo bene quante volte e in quanti modi diversi questo luogo può ricominciare daccapo, inventandosi dal nulla, nuovo e sorprendente ogni volta.

Abbiamo scelto anni fa di essere qui, non altrove, proprio qui, l’altoparlante del carcere a ricordarci quasi ogni ora che la libertà è una cosa seria e che se c’è un evaso, probabilmente sta aspettando, come te, alla fermata uno di quegli autobus che chissà da dove vengono che non arrivano mai.

Abbiamo scelto questo posto, non un altro, per fare comunicazione, che uno quel lavoro se lo immagina come una puntata di Mad Men, tacchi alti, completi fumo di Londra, l’ufficio in centro, il creativo che beve uno Scotch mentre firma il contratto milionario che permetterà a tutti una vacanza alle Bermuda. E, invece, se è vero che i luoghi definiscono le identità di chi li abita, non potremmo esserne più distanti.

Abbiamo scarpe comode, beviamo molti caffè e non sapremmo indicare le Bermuda neanche se avessimo un mappamondo davanti, ma la flessibilità imposta dai tempi ci ha reso in qualche modo liberi dai centri di gravità permanente, liberati da tutto ciò che è tradizionale, stantio, rigido, gerarchico o troppo lineare. Sfrontati, caparbi e innamorati, ecco come siamo.

Siamo come il nome scelto per la nostra agenzia, dunp, strambi, che se foste americani, lo sappiamo, pensereste subito ad una discarica, un nome che tutti sbagliano a scrivere e di cui bisogna fare ogni volta lo spelling (domodossolaudinenapolipalermo). Però quel nome, un ambigramma, ci piace.

Ci piace l’idea che, anche sottosopra, con la testa all’ingiù come fanno i bambini quando giocano, la parola resti la stessa e che quella parola non abbia un centro, ma solo margini, periferie di senso, che quella parola racchiuda un modo di essere e abitare lo spazio e gli altri intorno a noi, irriverente, sperimentale, creativo.

Questa parte della città, oramai sdoganata dalle mode, dagli architetti vip, dagli street artist famosi, ma comunque difficile, definisce quotidianamente chi siamo, non la nostra parte peggiore, sarebbe fin troppo facile assomigliare ad un pregiudizio, né la migliore, che mica siamo supereroi, ma quella più autentica che anche se la guardi a testa in giù non cambia.

"La fiamma è l’emblema della variabilità sistematica, della modulazione,
del caso e quindi della vita"

Abbiamo lavorato alacremente per dare al nostro sguardo una direzione più chiara, abbiamo scelto un’identità che fosse più coerente con ciò che siamo, duttile, naturale, flessibile. Abbiamo studiato i modelli rizomatici su cui l’organizzazione della società liquida, teorizzata da Bauman, si fonda per ottenere un brand molto più comunicativo e molto meno vincolante.

Più mani e intenti liberi hanno creato un’immagine non coordinata, modificabile nel tempo, ma sempre ravvisabile. In questo caso la riconoscibilità agisce ad un altro livello, che non è più quello della forma bensì quello delle regola di produzione della forma.

La nuova identità dunp non è una linea impazzita, lo schizzo di un artista. È uno schema di calcolo, un algoritmo che definisce e controlla gli elementi grafici, di volta in volta diversi, ma inevitabilmente legati tra loro da una somiglianza genetica, da un rapporto di coerenza e variazione sistematica. Non è creatività, ma design generativo.

Il design generativo si può comunicare solo sotto forma di prescrizioni ed esempi. Prescrizioni e margini di libertà introducono nel progetto grafico due variabili, causalità e casualità, che fanno dell’immagine non coordinata un insieme di metodologie determinate che producono risultati dalle infinite varianti formali, non determinabili a priori. Questo genera un nuovo linguaggio, più naturale dinamico, più adatto alla contemporaneità fatta di spazio, tempo e caso.

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Claudio

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