Qwant, il motore di ricerca che rispetta la privacy

Qwant, il motore di ricerca che rispetta la privacy

Da quando è nato, nel lontano 1998, a Menlo Park, in California, fino ad oggi, il colosso Google ha divorato tutto e tutti, in barba a qualsiasi norma anti-trust e a quella cosa chiamata "privacy". Da Yahoo ad Altavista, da AOL ad Arianna, mai nessuno è riuscito nell'intento di sfidare l'azienda statunitense di Sergei Brin e Larry Page. Google si è preso ogni spazio.

 Ogni giorno, dai nostri smartphone, pc e tablet inviamo al gigante di Mountain View un'immensa mole di dati sulla nostra vita, sui nostri spostamenti, sulle nostre preferenze, sulle abitudini di consumo, sulla taglia dei pantaloni che abbiamo regalato a nostro fratello lo scorso Natale, sui compleanni dei nostri amici. Google sa e non dimentica nulla. 

Questo è il prezzo che paghiamo, più o meno consapevolmente, per avere in cambio servizi che migliorano il vivere quotidiano. I suoi algoritmi predittivi facilitano le nostre ricerche, le anticipano, filtrandole sulla base della profilazione utente. 

La raccolta e il controllo dei dati in un'epoca in cui i dati sono il nuovo oro nero, dà a Google e ai signori della Silicon Valley un potere enorme e inarrestabile. Tuttavia, è proprio qui che arriva, in modo inaspettato e decisamente in controtendenza Qwant con un video promozionale che fa sorridere, ma in modo amaro.

"Ciao Aldo, 27 anni che vive con Maria da tre anni e quattro mesi, fan di pizza ai quattro formaggi e di serie americane in streaming, gira a sinistra se vuoi rispettare i tuoi tempi abituali, a meno che tu non voglia raggiungere Elena 78, contattata su un sito di incontri, che passerà su questa strada fra esattamente 48 secondi"

 

Qwant, il motore di ricerca etico 

Qwant è il primo motore di ricerca che fa del rispetto della privacy, dell'anonimato e dell'imparzialità della ricerca il suo punto di forza, la sua Unique Selling Proposition. Nato in Francia, nel 2013 da Jean-Manuel Rozan ed Eric Leandri, esperto di finanza il primo, specialista in web security il secondo, Qwant è stato rilasciato in una versione più stabile nel 2015 aprendosi al mercato europeo con sedi in Germania e in Italia - e di appenadue settimane fa il lancio ufficiale nel nostro Paese. Così ne descrive la vision il Country Manger Fabiano Lazzarini:

"Rispettare la vita privata delle persone e garantire la riservatezza ad aziende e istituzioni, perchè in un mondo dove i dati sono il nuovo petrolio è necessario proteggere le proprie risorse naturali e non lasciarle in balia di chi volesse serviserne

Ed è già nel nome che è facile individuarne lo scopo. La "Q" si riferisce all'enome quantità di dati e informazioni raccolte quotidianamente, mentre "want" sta per il termine inglese wanted ovvero ricercato. Quella di Qwant è, dunque, una sfida tutta europea a big G e alle sue consorelle nel nome della privacy. Naturalmente, non senza detrattori. Sono in molti, infatti, a dubitare che Qwant possieda un suo web crawler e che più che un motore di ricerca vero e proprio sia un semplice aggregatore di risultati di altre piattaforme come, ad esempio Bing. Critiche respinte immediatamente al mittente giustificando l'utilizzo dei risultati di altri motori con il solo scopo di indicizzazione semantica. 

Come funziona Qwant?

Il motore di ricerca francese non si basa sugli algoritmi predittivi di Google, quindi non fa uso né della profilazione utente né tantomeno della famigerata bolla di filtraggio ovvero il prodotto del sistema di personalizzazione dei risultati delle ricerche effettuate dall'utente su siti che ne registrano il comportamento e che discrimina le risposte di ricerche future. I risultati delle ricerche su Qwant sono, pertanto, neutrali e imparziali.

Quando effettuate una ricerca sul sito, potrete dissociare il vostro indirizzo IP dalla ricerca stessa, il sistema non raccoglierà alcun dato, non utilizzerà cookie e non memorizzerà la vostra cronologia. Qwant vi garantisce l'anonimato, sempre che non scegliate funzioni avanzate, allora in quel caso (ma solo in quel caso!) dovrete registrarvi, lasciando una traccia, minima (nome, cognome e mail), del vostro passaggio.

Ma, a questo punto, come diceva un vecchio saggio del tubo catodico, la domanda sorge spontanea: se i francesi di Qwant non raccolgono informazioni sui propri utenti per distribuire strategicamente gli spazi pubblicitari che vendono, in che modo intendono fare profitti?

La piattaforma punterà per la sua crescita economica sulle inserzioni, su un portale e-commerce e su uno shop musicale. Almeno per il momento. Basterà?

Una nuova visione

Qwant non è però l'unico motore di ricerca con una visione etica. Avete mai sentito parlare di Ecosia? Fondato nel 2009 a Wittenberg da Christian Kroll in associazione con Bing, Yahoo e il WWF, il motore di ricerca tedesco con sede a Berlino garantisce che l'80% dei propri introiti viene destinato alla salvaguardia della foresta tropicale in accordo con il WWF. Un motore che si definisce di ricerca ecosostenibile, capace cioè di eliminare il 100% delle emissioni causate dal server, dai dispositivi utenti, dall'infrastruttura e dagli uffici.

Continueremo ad usare Google, i suoi servizi pervasivi ed onniscenti, questo è praticamente certo. E, tuttavia, è bene sapere che c'è anche altro, forse sarà meno comodo o immediato ma, come recita il claim della campagna di lancio di Qwant Italia:

"Perchè accettare da un motore di ricerca quello che non accetteresti nella vita?"

 

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