C-come 2016, una giornata particolare con creativi, brand e copywriter

C-come 2016, una giornata particolare con creativi, brand e copywriter

C-come 2016, una giornata particolare con creativi, brand e copywriter

Content is king” aveva scritto Bill Gates nel 1996 ed allora quell'affermazione è rimbalzata su ogni scrivania e su ogni pc e in ogni media plan dei bravi Mad Men, diventando molto presto il dogma di entusiastici copywriter, salvo poi essere sostituita dalla metodologia dell'Inbound Marketing, ovvero come “portare il contenuto dinanzi ai giusti lettori nel momento opportuno e nel posto opportuno”.

Di questo e di molto altro si è parlato lo scorso 30 gennaio a Roma, alla terza edizione di C–come, il convegno nazionale dedicato a Creatività, Copywriting e Content Marketing ed aperto a freelance e agenzie di comunicazione, blogger, social media e community manager, esperti di web marketing e SEO, creativi da ogni parte d'Italia.
Organizzato dalla web agency romana Pennamontata e dallo Studio Notarfrancesco, che da più di un decennio si occupa di strategie di digital marketing, questa particolarissima ed estrosa giornata di formazione ha visto alternarsi sul palco 15 relatori, 15 professionisti che quotidianamente si confrontano con il difficile lavoro della scrittura, studiando soluzioni strategiche ma originali per migliorare l'usabilità dei siti, che alternano l'estro creativo alla rigidità imposta dalla misurazione del ROI o dal budget. Perché i numeri, al contrario delle parole, non sono mai ambigui e non si possono ignorare.

14 interventi, di 20 minuti ciascuno, per raccontare e raccontarsi ad una platea numerosa, eterogenea ed esigente nella quale c'erano Chiara Ribaldo, Social Media Strategist, e Damiano Oliva, SEO e Web marketing Specialist di dunp, entrambi armati di smartphone, bloc-notes e dosi abbondanti di caffeina.
È stata l'occasione per ascoltare l'esperienza di professionisti che provengono da brand importanti, che solo a pronunciarne il nome ti si stampa un sorriso ebete sul viso. Come quando è salito sul palco Giuseppe Brugnone, Digital Manager di Lego - un entusiasta con la passione per le costruzioni - che ci ha mostrato come sfruttare al meglio gli User Generated Content attraverso la straordinaria campagna social “Costruisci il tuo Krongiwongi” rivolta ai bambini di tutte le età. In fondo i mattoncini lego sono come le parole, in entrambi i casi si usano per costruire storie e le combinazioni possono essere davvero infinite.

Abbiamo finalmente visto il volto, dolcissimo e severo come le maestre di un tempo, dietro l'account Twitter della prestigiosa Accademia della Crusca che dopo 400 anni di storia decide nel 2012 di sbarcare sui social. Non è facile fare cultura, diffonderla, correggere gli "orrori" della lingua italiana all'interno di un canale in cui l'utente naviga principalmente per intrattenersi usando solo 140 caratteri. Eppure, come dimostra il fruttuoso sodalizio con i ragazzi di Lercio.it e i 37 mila follower, chiamati “seguitori”, l'Accademia riesce nell'intento di “incrociare i flussi”, con ironia e grande senso di responsabilità.

Le storie e il bisogno di narrazione sono il filo conduttore di molti degli interventi della giornata tra cui quello emozionale (e non poteva essere altrimenti!) di Bruna Nania e Martina Borsoi, rispettivamente Social Media Consultant e Communications Manager di Coca Cola Italia. A loro e alle immagini video è toccato il compito di raccontare lo storytelling del brand, dalla storica campagna “Always Coca-Cola” a “Open Happiness” fino alla più recente “Taste the Feeling”, raccontando così la nascita di una comunità vasta come il mondo che si riconosce nel marchio e nei suoi valori, gli stessi da sempre.
E di storytelling ha parlato anche lo scrittore Alessandro Zaltron, che da anni affianca le aziende come editor, il suo intervento ha un titolo che già da solo rivela moltissimo: “Le parole sono importanti”, come diceva Nanni Moretti alla malcapitata giornalista in “Palombella rossa”. E già, le parole sono davvero importanti, sono lo strumento primario con cui costruiamo le nostre relazioni, e diventano ancora più pesanti quando scritte, perché di esse rimane traccia. Basta pensare alle mail, ai post sui social, agli articoli del nostro blog, ai testi di un sito. Dovremmo, quindi, usarle al meglio: “un discorso che non trasmette informazioni è inutile” dice e aggiunge, scatenando applausi scroscianti “propongo il carcere duro per chi fa discorsi inutili”.

Il contenuto è il re, dicevamo, ma solo se sorretto su basi solide che provengono da attente strategie di marketing e da modelli misurabili e ripetibili, come il “Social Media Core Model”, proposto dalla Digital Strategist Futura Pagano, per identificare i contenuti core, funzionali in termini di engagement e interazioni fuori e dentro i social. Senza dimenticare le metriche di content, l'analisi dei dati e i principi della SEO (siamo pur sempre sulla Rete), che non necessariamente sono un ostacolo alla qualità della scrittura, ma al contrario la aiutano e la valorizzano.

Pensare strategicamente, agire tatticamente” dicono i wizard del marketing e questo vale anche e soprattutto con chi scrive e organizza i contenuti. Il rischio, altrimenti, è di trovarci di fronte a Michele Apicella.
“Ma come parla, Come parla! Le parole sono importanti. Come parlaaaaaaaaaa”