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La nostra intervista alla motociclista Letizia Marchetti

Letizia Marchetti: lo Sport per Sorpassare gli Stereotipi
08/03/2021

Letizia Marchetti è una motociclista italiana, prima donna ad aver vinto una gara del Campionato Italiano SBK gareggiando contro degli uomini.

In occasione dell’8 Marzo abbiamo intervistato Letizia Marchetti, motociclista italiana e prima donna ad aver vinto una gara del Campionato SBK Italia.

 

 

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Partiamo da una domanda molto generica: come ti sei avvicinata al mondo del motociclismo?

 

Allora, diciamo che già da bambina sono stata sempre un po’ spericolata e non mi ha mai messo paura nulla.

All’età di 3 anni mia mamma mi ha mandata a fare lezioni di danza, quindi in realtà nasco come ballerina; ho sempre continuato questa mia passione per la danza, che mi ha portata a diventare insegnante.

Mi sono avvicinata alle due ruote una volta cresciuta, grazie a mio marito (all’epoca fidanzato): era appassionato di moto e ne aveva una con la quale usciva con gli amici. Si divertiva a correre con loro, sia su strada che in pista.

E’ stato lui quindi il primo a farmi salire su una moto, io mi mettevo dietro quando il weekend facevamo le gite fuori porta tutti insieme. Poi un giorno mi ha proposto di iniziare a guidare e mi ha regalato una Yamaha R6. Lui ed i suoi amici sono stati i miei primi istruttori, mi hanno insegnato ad andare in moto.
Successivamente mi sono appassionata alla pista perché un giorno, andandoci sempre insieme a lui, mi sono divertita tantissimo e mi sono accorta che mi riusciva abbastanza bene: da lì è iniziato tutto, ho fatto i primi corsi di guida in pista e le prime gare.

 

Quindi la Yamaha R6 è stata la prima moto su cui sei salita?

 

La Yamaha R6 è stata la mia prima moto “personale”, ma i primi passi li ho fatti con la Yamaha R1 di mio marito: una moto con cilindrata 1000, quindi estremamente alta, ed ho imparato a guidare su questa.
Poi sono stata “declassata” perché in effetti non era proprio l’ideale per iniziare a guidare ed abbiamo comprato la R6 che ha una cilindrata più bassa (600).

 

Hai fondato una scuola di guida, la Lety X Racing, che è la prima scuola per insegnare a guidare la moto tutta al femminile: come e quando è nata l'idea?

 

Ho voluto fare un qualcosa di “particolare”; questa mia decisione è nata in sinergia con altre due persone: Max e Sandro. Noi tre componevamo la squadra con cui ultimamente facevo le gare, che si chiama Moto X Racing: da qui è nato il nome “Lety X Racing”.

Abbiamo voluto fare qualcosa di diverso rispetto a quello che c’è sul mercato, ossia fondare una scuola dedicata esclusivamente alle donne, la prima in assoluto.

Abbiamo chiesto la certificazione a livello federale, perché io essendo Tecnico Federale potevo tranquillamente insegnare; siamo stati riconosciuti anche dalla Federazione (Motociclistica Italiana, ndr) ed abbiamo intrapreso questo nuovo progetto.

E’ stato da subito molto apprezzato dalle ragazze che si sono iscritte: a volte le ragazze sono un po’ titubanti a farsi insegnare dai ragazzi (che spesso non hanno molta pazienza), per questo abbiamo avuto un riscontro positivo.

Poi, grazie alla scuola, è nato il campionato femminile: il Women’s European Cup.

 

Sabato scorso sei tornata su una moto dopo quasi 3 anni: raccontaci com'è andata e come ti sei sentita!

 

Ho smesso di correre in concomitanza dell’inizio dello scorso campionato; nella mia scuola c’erano delle ragazze che volevano intraprendere la carriera agonistica ed io sono stata scelta come loro direttore tecnicoHo dovuto fare una scelta: o continuare a correre, o seguire le ragazze.

Ho deciso di seguirle, dopodiché abbiamo visto che la cosa funzionava e che le ragazze si sono trovate bene. Addirittura una delle ragazze ha vinto la categoria femminile!

L’anno dopo poi abbiamo organizzato la Women’s Cup, quindi io è da fine 2018 che non salgo in moto a livello competitivo.

Sabato scorso si è presentata l’occasione con la mia vecchia squadra di provare una moto, con cui correrà un altro ragazzo: ho fatto da collaudatrice, per vedere se c’erano difetti su cui lavorare e le sensazioni che mi suscitava.
E’ stata un’emozione grandissima per me ovviamente, perché il fatto di riportare una moto a livelli di prestazioni così alte non accadeva da tanto tempo. 

 

Sei un emblema della lotta agli stereotipi ed al sessismo, dal momento che hai gareggiato e vinto molte volte contro degli uomini. Ci sono mai stati episodi spiacevoli o scorrettezze durante queste gare?

 

Spiacevoli purtroppo sì, ma capitano in tutti gli sport, non perché questo sia uno sport maschilista.

Già il fatto stesso che sei una donna e stai gareggiando è difficile da parte di un ragazzo da mandar giù, soprattutto per il fatto che tu possa stargli davanti.

Era una sorta di sfida, però non c’è mai stata discriminazione, si trattava di frasi dettate dal fatto di non voler essere superati da una donna.

Scorrettezze mai, al massimo qualche sportellata in più ma cattiverie proprio no.

E’ pur vero che inizialmente uscivano le classiche frasi sessiste, come inviti a “tornare a lavare i piatti”, ma ripeto che erano molto dettati dalla paura che una donna potesse star loro davanti.

 

Come motiveresti una ragazza che pratica uno sport che nell'immaginario comune è legato molto al mondo maschile?

 

Ho sempre detto che nello sport non esiste differenza tra uomini e donne, e mi batterò sempre per questo. Lo sport non vede sesso: vede la passione e la determinazione in quello che si fa, quindi non è detto che una donna non possa fare quello che fa un uomo.

Se esiste la passione e la voglia di mettersi in gioco si può fare tutto.

A mio avviso, che si tratti di motociclismo o di un qualsiasi altro sport, assolutamente non vedo differenze tra uomini e donne. Lo sport è per tutti!

 

 

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In quali valori sportivi ti ritrovi? E ci sono atlete o atleti che li rispecchiano e che ti hanno ispirata?

 

Per quanto riguarda i valori, essendo io appassionata di danza ed essendo nata ballerina, mi ritrovo nei valori di questa disciplina. Ho sempre voluto costruire proprio questo: una visione dello sport come prima di tutto disciplina e secondo poi come un’attività agonistica.

Passando al motociclismo, la disciplina deve essere particolarmente considerata trattandosi di uno sport pericoloso: se non c’è disciplina ed ognuno entra dentro e fa quel che vuole, rischi tu in prima persona e fai rischiare anche gli altri. I miei valori fondamentali quindi sono questi: rigore e disciplina.

Relativamente alle atlete ed agli atleti, mi sono ispirata in questo sistema di valori per la danza a Heather Parisi e Lorella Cuccarini, mentre per il motociclismo ho sempre stimato Max Biaggi e Loris Capirossi.

 

Oggi nello sport non conta più solo l'aspetto sportivo ma anche quello comunicativo: gli sportivi spesso sono anche influencer con un grande seguito sui social.
Tu che rapporto hai con i social?

 

Sinceramente non li amo in maniera particolare, perché sono sempre stata un po’ vecchio stampo: se devo fare l’atleta la mia mentalità è da atleta, non da influencer che si mette davanti al telefonino a farsi le foto. Non ci riesco e non vedo proprio lo sport in questo: anche se so benissimo che magari serve, questo modo di fare sta cambiando troppo la mentalità di un atleta; non va bene perché cozza un po’ con quello che è effettivamente lo spirito sportivo ed agonistico che fino ad ora ha sempre premiato.

Non possiamo adesso vedere in pista un personaggio solo ed esclusivamente perché è tanto conosciuto sui social e non è bravo, in sfavore magari di un pilota bravo e meno conosciuto che così facendo rimane a casa.
Questo non lo condivido, assolutamente.

 

Hai partecipato all'iniziativa “social” del mondo dello sport #distantimauniti. In relazione al periodo che stiamo vivendo, con la prospettiva (si spera prossima) del futuro senza virus, qual è la tua idea di ripartenza?

 

Sì, la Federazione ci teneva a questa iniziativa: divulgare questo messaggio di continuare la nostra preparazione e la nostra passione, rispettando quelli che sono i regolamenti dettati dal Governo in questi mesi per evitare la diffusione.

Il nostro sport è individuale, quindi per fortuna non stiamo in stretto contatto con altre persone; forse in questo siamo stati un po’ fortunati, anche se quando esci dalla pista ti relazioni comunque con i meccanici, i tecnici ed i team manager, però puoi farlo tenendo le dovute distanze.

Per il futuro prossimo ho un progetto molto importante che inizierà a breve, ma vi tengo un po’ sulle spine!
L’importante è che passi il messaggio che non ci si deve lasciar andare ma c’è assolutamente bisogno di ripartire e ricominciare!

 

 

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